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Olivetti: quando la fabbrica pensava anche alla cultura

Olivetti non è solo il nome di una macchina da scrivere. È anche la storia di un’azienda italiana che ha provato a unire lavoro, design, cultura e vita quotidiana.

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Nel 1908, Camillo Olivetti apre una piccola fabbrica a Ivrea, una città di circa 20.000 abitanti nel nord Italia, vicino a Torino. Lì produce la prima macchina da scrivere italiana: la M1. Camillo è un ingegnere con idee moderne: vuole costruire prodotti di buona qualità e trattare bene i suoi operai. Ma è suo figlio Adriano che cambia tutto.

Adriano Olivetti diventa direttore dell'azienda nel 1938. Ha un'idea precisa: la fabbrica non deve pensare solo al profitto. Deve migliorare la vita delle persone, deve rispondere ai bisogni materiali e spirituali dell'uomo. Per questo, Olivetti costruisce case a prezzi bassi per i dipendenti, asili nido per i figli dei lavoratori, mense con pasti caldi, una biblioteca con migliaia di libri. I lavoratori hanno anche 15 giorni di ferie pagate, una novità importante per l'Italia di quell'epoca.

Olivetti vuole che i suoi prodotti siano belli, non solo utili. Collabora con i migliori designer italiani. Nel 1950, l'azienda presenta la Lettera 22: una macchina da scrivere portatile, leggera (meno di 4 kg), con una forma moderna ed elegante. Il Time Magazine la chiama uno dei 100 migliori prodotti del design del Novecento. Oggi la Lettera 22 è al MoMA di New York, nel dipartimento di design permanente.

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