
Dal 2026 il 4 ottobre è festa nazionale, ottocento anni dopo la morte di Francesco. Ad Assisi una lampada brucia tutto l'anno con l'olio di una regione diversa: una tradizione nata nel 1939, che per l'ottavo centenario ha fatto un'eccezione.
Domenica 4 ottobre 2026, alle 9.45, nella basilica di San Francesco ad Assisi comincia la messa solenne per la festa del santo. Tra i presenti c'è anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Il sindaco di Assisi, Valter Stoppini, accende una lampada di bronzo e argento alta un metro e venti. Brucerà giorno e notte per un anno intero vicino alla tomba del santo, con l'olio offerto dalla Regione Umbria a nome di tutti i comuni italiani.
Ottocento anni fa, la sera del 3 ottobre 1226, Francesco è morto alla Porziuncola, vicino ad Assisi. La Chiesa lo ricorda il giorno dopo, il 4 ottobre. Dal 1958 questa data era una «solennità civile»: una giornata importante per lo Stato, ma non un giorno libero. Nel 1977 una legge ha eliminato la riduzione dell'orario di lavoro negli uffici pubblici prevista per queste giornate. Con una legge del 2025, il 4 ottobre è diventato una vera festa nazionale, a partire dal 2026. Quell'anno, però, il 4 ottobre era domenica: il primo giorno libero in più arriverà nel 2027, quando la festa cadrà di lunedì.
Francesco nasce ad Assisi verso il 1182. Suo padre è un ricco mercante di stoffe, e da giovane Francesco ama le feste e sogna di diventare cavaliere. Poi cambia vita: lascia i beni della famiglia, sceglie la povertà e fonda un ordine di frati. Scrive anche il «Cantico delle creature», in cui loda Dio per «frate Sole» e «sora Luna»: è uno dei primi testi della letteratura italiana. Nel 1939 papa Pio XII lo proclama patrono d'Italia, insieme a santa Caterina da Siena.
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