
Il nome di questo caffè torinese viene da un bicchierino. La sua storia passa per tre bevande in dialetto piemontese, una leggenda sul conte di Cavour e le signore che hanno guidato il locale per gran parte del Novecento.
Su un tavolino di marmo arriva un bicchiere piccolo, senza manico. Nel bicchiere ci sono tre strati: caffè, cioccolata calda e crema di latte. Chi lo porta spiega una regola: non bisogna mescolarlo. Siamo nel caffè Al Bicerin, in piazza della Consolata, a Torino. Il locale è aperto dal 1763 e dentro ha soltanto otto tavolini.
In piemontese, «bicerin» significa «bicchierino». Nell'Ottocento il caffè serve tre bevande diverse: «pur e fiur», con caffè e latte, «pur e barba», con caffè e cioccolata, e «'n poc 'd tut», cioè «un po' di tutto». La terza ha più successo delle altre. Così il nome del bicchiere passa alla bevanda, e poi la bevanda dà il nome al caffè.
Nel 1763 Giuseppe Dentis apre una piccola bottega davanti al santuario della Consolata. Dentis è un «acquacedrataio»: vende l'acqua cedrata, una bibita fresca al cedro, e anche dolci. All'inizio ci sono solo tavoli e panche di legno. Nell'Ottocento il locale diventa elegante: sulle pareti arrivano pannelli di legno e specchi, e al posto dei vecchi tavoli arrivano gli otto tavolini di marmo. Sono ancora lì.
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